L'amore in psicoterapia
- Arturo Russo
- 13 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 25 lug
Recensione.
In un capitolo di un suo recente libro, Allan Shore provoca la nostra curiosità con un titolo ad effetto, parlando di “Amore in psicoterapia". (Shore, 2019, 'Psicoterapia con l'emisfero destro')
L’autore comincia inquadrando il tema da un punto di vista storico / filosofico. A partire da una duplice visione visione della natura umana e concezione dell’amore: una che considera l’essere umano come intrinsecamente egoista, l’altra che lo vede come naturalmente altruista e relazionale. Freud ha influenzato profondamente la prima visione, sostenendo che la civiltà nasce dal bisogno di controllare pulsioni egoistiche attraverso strutture sociali rigide.
Negli anni Sessanta, il movimento umanista ha sfidato questa impostazione, rivalutando l'importanza dell'amore, soprattutto nei primi anni di vita. Autori come Winnicott e Ferenczi hanno posto l'accento sul ruolo essenziale dell'amore nello sviluppo psichico.
Le teorie moderne dell’attaccamento, della regolazione affettiva e della neuro-biologia interpersonale supportano l’idea che il cervello si sviluppi in un ambiente relazionale amorevole. In particolare, l’emisfero destro, associato all’emozione e alla socialità, guida le prime esperienze affettive e creative nei bambini. Se nutrito da amore e sintonizzazione, esso diventa la base per una regolazione sana anche delle spinte più individualistiche dell’emisfero sinistro.
L’autore propone quindi un modello relazionale e bipersonale dell’amore, dove l’amore materno e reciproco sono forze primarie che attivano emozioni positive, curiosità e creatività nei bambini. Queste esperienze alimentano una predisposizione alla passione per la vita e alla creatività duratura.
La creatività è vista come la capacità di produrre idee nuove e utili, favorita dall’emisfero destro, il quale elabora stimoli nuovi e complessi, soprattutto nei primi anni di vita. Il legame madre-bambino è descritto come la matrice da cui nascono amore, gioco e capacità espressiva del sé.
L'amore in psicoterapia
La parte finale del testo si concentra sull’amore in psicoterapia, distinguendo tra amore "quieto" (fatto di gesti teneri e sguardi) e amore "eccitato" (esplorazione, gioco, interazione).
Questi modelli affettivi costituiscono la base della relazione terapeutica, secondo la quale il terapeuta offre un’esperienza emotiva correttiva capace di regolare gli affetti e attivare la creatività del paziente.

All’interno della psicoterapia relazionale, l’amore non è negato o ridotto a eros (come nella psicoanalisi freudiana), ma viene riconosciuto come strumento clinico trasformativo.
Autori come Ferenczi e Fromm hanno sostenuto la centralità dell’amore reciproco e della sintonizzazione emotiva nella cura, affermando che il terapeuta deve offrire ciò che spesso è mancato nella vita del paziente: un amore autentico, non condizionato e profondamente umano.
L’autore conclude sottolineando che l’amore, come forza vitale, è il fondamento non solo dello sviluppo psicologico sano, ma anche della guarigione profonda e della crescita post-traumatica in terapia. Il legame affettivo tra terapeuta e paziente diventa uno spazio trasformativo, dove la sicurezza emotiva favorisce la scoperta del sé e l’espressione creativa.



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